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Radiomicrofoni e frequenze

Se state valutando l'idea di acquistare un sistema radiomicrofonico, o qualsiasi altro impianto che funzioni su frequenze radio, vi accorgerete presto che per un buon funzionamento di questo tipo di dispositivi non basta collegare un paio di cavi. Le informazioni esistenti riguardo all'utilizzo dei sistemi wireless sono numerose e spesso contraddittorie, perciò non è sempre facile distinguere quelle corrette da quelle imprecise e purtroppo anche quelle esatte sono soggette a continui cambiamenti. Ecco il perché di questo articolo, pensato per aiutarvi a capire un po' meglio questo complicato mondo in vista del vostro prossimo acquisto; cercheremo di spiegarvi cosa sono le frequenze radio e, soprattutto, quali frequenze dovrete tenere in considerazione per lavorare al meglio con il vostro sistema radiomicrofonico. Il nostro obiettivo è che, una volta arrivati alla fine di questo testo, abbiate un idea più chiara di quale sia il sistema più indicato per le vostre esigenze: desideriamo infatti che facciate la scelta migliore e possiate così sfruttare al meglio la vostra nuova apperecchiatura.

Microfoni, segnali audio e segnali radio

I microfoni convenzionali convertono il suono in un segnale elettrico, che viene trasmesso tramite un cavo all'impianto audio o ad un amplificatore.
I sistemi radiomicrofonici (o radiomicrofoni/microfoni wireless) convertono invece i segnali audio in segnali radio che vengono trasmessi tramite l'etere dal trasmettitore al ricevitore, e quest'ultimo viene poi collegato all'impianto audio. Il trasmettitore di un sistema radiomicrofonico può essere di tipo palmare, ossia incorporato nell'impugnatura del microfono palmare, oppure di tipo bodypack (da agganciare alla cintura o alla tracolla) nel caso si utilizzi un microfono lavalier, headset o strumentale. Il ricevitore converte il segnale radio in arrivo dal trasmettitore in un segnale elettrico (audio), che viene poi trasmesso tramite un cavo all'impianto audio.

Utilizzando un sistema wireless di questo tipo per la vostra chitarra ad esempio avrete finalmente un palco sgombro da fastidiosi cavi distesi e aggrovigliati, con conseguente libertà di movimento maggiore. Tuttavia utilizzare un sistema radiomicrofonico richiede alcune nozioni di base e non è sempre facile. Ogni sistema invia e riceve segnali su una specifica frequenza radio, ed è pertanto fondamentale scegliere la corretta frequenza operativa. Non si possono usare in contemporanea combinazioni di frequenze RF scelte in maniera arbitraria, poiché con due sistemi rivali le frequenze potrebbero creare interferenze tra loro con conseguenti disturbi e perdite di segnale. La perdita di segnale è il tipico indicatore del fatto che trasmettitore e ricevitore non riescono a sincronizzarsi e quindi a creare il collegamento, nonché l'incubo di cantanti e presentatori che lavorano dal vivo.

Un fattore importante da tenere a mente è che la banda UHF viene condivisa da diversi servizi di comunicazione come le compagnie telefoniche per la telefonia cellulare e la connessione ad internet, ed emittenti della televisione digitale terrestre. Ecco perché è necessario sapere esattamente quali frequenze si possano utilizzare e quali invece siano più "affollate"; con la diffusione degli smartphone e dei sistemi WiFi, lo spazio disponibile per le altre applicazioni si riduce progressivamente.

Frequenze:

Le bande di frequenze radio utilizzate per la maggior parte dei sistemi wireless sono fondamentalmente due:
VHF (Very High Frequency): da 30 MHz (30.000.000 Hz) a 300 MHz (300.000.000 Hz)
UHF (Ultra High Frequency): da 300 MHz (300.000.000 Hz) a 3000 MHz (3.000.000.000 Hz)

La maggior parte dei sistemi radiomicrofonici, sia palmare che in-ear, funzionano sulla gamma UHF.
La banda UHF racchiude le frequenze che vanno dal canale 21 al 70 (vedi Immagine 1); ogni canale copre 8 MHz tranne la banda ISM e quella 1,8 GHz. Questa suddivisione viene utilizzata a livello mondiale al fine di stabilire quali frequenze possono essere utilizzate per fascia territoriale, e per quali scopi.

Nei Paesi Bassi per esempio possono essere utilizzati i canali 39, 40 e 41, mentre per gli altri ci sono restrizioni o divieti. Il canale 38 in questo Paese è riservato alla radioastronomia, ossia la scienza che studia i corpi celesti analizzando le radioonde. Ecco perché è cruciale essere informati sui canali disponibili per il vostro sistema wireless nella determinata zona dove viene utilizzato.

Frequenze per i Paesi Bassi

Dal 1 gennaio 2013 i canali che vanno dal 61 al 69 compresi sono di proprietà delle compagnie che offrono servizi di telefonia mobile ed Internet.

Pertanto, dopo un periodo di transizione, dal 1 gennaio 2016 non è più possibile utilizzare questi canali per sistemi radiomicrofonici, ma i canali 39, 40 e 41 (614 - 638 MHz) sono ora liberi e a disposizione degli utenti.

Tuttavia nei Paesi Bassi questa gamma di frequenze viene condivisa con le reti digitali, per le quali ogni zona territoriale utilizza frequenze diverse. Per questo motivo la disponibilità di frequenze varia in base a dove ci si trova. Se avete intenzione di utilizzare un sistema microfonico wireless nei Paesi Bassi, è dunque fondamentale che vi informiate su quali frequenze possano essere usate nel luogo in cui vi trovate; potete usare la speciale applicazione fornita dall'agenzia Telecom.

Per i Paesi Bassi, le frequenze libere nella banda UHF per i sistemi radiomicrofonici sono le seguenti:

470 - 556 MHz
558 - 564 MHz
566 - 572 MHz
574 - 580 MHz
582 - 588 MHz
590 - 596 MHz
598 - 604 MHz
614 - 791 MHz
823 - 832 MHz
(Fonte: agenzia Telecom)

Nei Paesi Bassi il canale 38 è riservato alla radioastronomia.

Frequenze per il Belgio

Per quanto riguarda il Belgio, la situazione è più complicata rispetto ai Paesi Bassi. Infatti sebbene ci siano molte frequenze disponibili, la maggior parte è utilizzabile solo previa autorizzazione. Potete scaricare una lista delle frequenze libere per zona territoriale dalla pagina dell'Istituto belga per i servizi postali e le telecomunicazioni.